Afghanistan (I)

Umiliato militarmente, l’imperialismo “femminista” vince la guerra della propaganda

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Alessandro Mantovani, agosto 2021

Alla fine del 2001 iniziava l’operazione Enduring Freedom e i talebani si ritiravano da Kabul. Nel 2006 truppe Nato, dirigendo una coalizione che ha coinvolto 41 paesi, iniziavano ad operare in Afghanistan accanto a Stati Uniti e Gran Bretagna. Nello stesso anno scrivevo:

“Che alle truppe d’occupazione tocchi l’amaro destino già sperimentato sul suolo afghano dai sovietici rimane altamente verosimile. […]. Grideranno domani le sinistre occidentali di nuovo alla «controrivoluzione talebana»?”[1]

Entrambe le previsioni si sono avverate. Ma non c’è nessuna sfera di cristallo.

La prima, la sconfitta militare degli USA, della Nato e dei loro alleati, non richiedeva particolare acume, bastando un’infarinatura sulla storia delle precedenti guerre afghane e un pizzico di saggezza cinese: siediti sulla riva del fiume e attendi di veder passare il cadavere del tuo nemico.

La seconda era se possibile ancora più banale: presupponeva infatti appena un po’ di dimestichezza con la cronica ignoranza del mondo extra-occidentale che affligge le nostre sinistre, incluse – con poche eccezioni – quelle “rivoluzionarie”, le quali troppo spesso ammantano di saccenza “marxista” la propria visione occidentalo-centrica; specie quando si tocca il tasto del “fondamentalismo” e/o “integralismo” islamico, che tanto urta la sciovinistica supponenza di essere depositarie di superiori valori “laici” da esportare al resto del  mondo. Il che le ha tratte al silenzio per vent’anni mentre Bush jr., Obama e Trump si incaricavano di esportare tali valori a modo loro, in punta di drone distruggendo un paese, massacrando e mutilando, incarcerando e torturando, e incrementando – seguendo in ciò le gloriose tradizioni dell’impero britannico – quel commercio dell’oppio che accusavano i talebani di favorire.

Com’è potuto accadere? Come si spiega una sudditanza così scandalosa all’ideologia dello “scontro di civiltà” opportunamente teorizzato da Samuel P. Huntington? La seconda guerra mondiale è stata giustificata con l’alternativa tra “dittatura” e “democrazia”. La guerra di Corea e del Vietnam hanno trovato nel contenimento del “totalitarismo comunista” il loro peana. Le imprese belliche contro i paesi islamici hanno introdotto – accanto alla crociata contro il  “terrorismo”, orchestrata per attrarre i patiti del “law and order” – una più romantica “chanson de geste”: quella dei novelli cavalier serventi dei diritti della donna e della liberazione del suo corpo dall’orrida imposizione dello chador o, peggio, del burka! Questa modernissima arma di distrazione di massa è stata il poker d’assi che ha sbaragliato le capacità critiche delle sinistre occidentali verso l’imperialismo di oggi. Imperialismo distruttore, rapace ed assassino come non mai, però come non mai raffinato nell’architettare campagne mediatiche di menzogne (le bugie tanto care a Churcill, tipo comunisti che mangiano i bambini). Ed ecco che i sensi di colpa delle sinistre occidentali, anche estreme, verso i tanto, e per troppo tempo trascurati movimenti femminili, sono stati abilmente sfruttati dall’immensa macchina propagandistica e culturale messa in piedi negli ultimi cinquant’anni dal femminismo borghese, per fare di queste sinistre le mosche cocchiere di questo femminismo supporter dell’imperialismo. E così acqua in bocca. Non solo sui misfatti imperialisti in Afghanistan, ma in Iran ed in Siria ed Iraq, arrivando ad impalmare come socialisti (di tipo nuovo s’intende) perfino i Curdi alleati degli yankee. L’importante era questo: vade retro fondamentalismo islamico!!!! Valore universalmente condiviso, da Salvini ai movimentisti!

Dunque si è taciuto e taciuto. Ed ora apriti cielo! non ce n’è uno che non si risvegli a nuova critica e non scopra i misfatti compiuti dalla coalizione occidentale. Ma che cosa le si rimprovera? Di aver buttato via milioni di dollari inutilmente, di aver sostenuto un governo corrotto, di non essere riuscita a migliorare le condizioni del paese (come se mai fosse stato questo l’intento!). Insomma le si rimprovera di non aver mantenuto le sue promesse, di non essere stata in grado, o di non aver voluto, esportare i promessi valori laici.

È questo, non altro il dramma su cui si innalzano i lamenti funebri delle prefiche: sulle riforme democratiche promesse a suon di bombe e di villaggi distrutti, di civili annientati, e mai realizzate; sui diritti delle donne tanto decantati mentre ci si alleava con i capi militari più ligi al codice tribale patriarcale, e mai concretizzati se non per ristrette élite filo-occidentali; ecco su cosa si recita l’epicedio. E che cosa prima di tutto si aborre? Su cosa si intonano filippiche mentre si tacque quando lo zio Sam, Tommy e i loro tirapiedi invadevano un paese misterioso di cui nulla si sapeva e ancor oggi nulla si sa? Sul ritorno dei “barbuti”, i “tagliagole”; anzi (come gli zulu, i tai-ping, i boxer, i Mau Mau prima di loro), i “barbari”, i “selvaggi”: oscurantisti, crudeli, spietati, ovviamente misogini e stupratori. Insomma “reazionari”,  aggettivo quest’ultimo che si dà per scontato, che non ha bisogno di prova, e che non manca mai in nessun documento di sinistra, neanche dei migliori, neanche dei più sinceramente internazionalisti!

Ma è davvero così?  Cercheremo di rispondere nei prossimi articoli.

Per il momento bisogna dire che l’imperialismo sconfitto sul campo (di un teatro importante ma non essenziale), mentre ha pasticciato sul piano strategico e militare, ha realizzato un capolavoro di compattamento del fronte interno. Decenni di interventi contro i popoli islamici non hanno visto reazioni apprezzabili tra le forze di sinistra. Viva i diritti delle donne! Viva l’Occidente che li difende. L’islamofobia può continuare, sul fronte interno e su quello esterno.

La guerra della propaganda è vinta!


[1] Alessandro Mantovani, Rivoluzione islamica e rapporti di classe. Afghanistan – Iran – Iraq, Genova, Graphos, 2006.


Afganistán (I)
Humillado militarmente, el imperialismo “feminista” gana la guerra de propaganda

Alessandro Mantovani, agosto de 2021

A finales de 2001, comenzó la Operación Libertad Duradera y los talibanes se retiraron de Kabul. En 2006, las tropas de la OTAN, al frente de una coalición en la que participan 41 países, comenzaron a operar en Afganistán junto a Estados Unidos y Gran Bretaña. Ese mismo año escribí:

«Que las tropas de ocupación sufran el amargo destino ya experimentado en suelo afgano por los soviéticos sigue siendo muy probable. […]. ¿Volverán los izquierdistas occidentales a clamar mañana por una «contrarrevolución talibán?»[1].

Ambas predicciones se han hecho realidad. Pero no existe una bola de cristal.

La primera predicción, la derrota militar de EE.UU., la OTAN y sus aliados, no requería ninguna perspicacia especial, una poco de historia de las anteriores guerras afganas y una poco de sabiduría china: siéntate en la orilla del río y espera a que pase el cadáver de tu enemigo.

La segunda era, si cabe, aún más banal: de hecho, presuponía sólo un poco de familiaridad con la ignorancia crónica del mundo no occidental con la que nuestros izquierdistas, incluidos los «revolucionarios», revisten su visión occidentalocéntrica con sabiduría «marxista»; especialmente cuando se trata del «fundamentalismo» y/o «integralismo» islámicos, que tanto molesta a su arrogancia chovinista de ser depositarios de valores «seculares» superiores para exportar al resto del mundo. Esto les ha hecho callar durante veinte años mientras Bush hijo, Obama y Trump se han encargado de exportar esos valores a su manera, a punta de dron, destruyendo un país, masacrando y mutilando, encarcelando y torturando, e incrementando -siguiendo las gloriosas tradiciones del Imperio Británico- el comercio de opio que acusan a los talibanes de promover.

¿Cómo ha podido ocurrir esto? ¿Cómo se puede explicar este escandaloso sometimiento a la ideología del «choque de civilizaciones», tal y como lo teorizó adecuadamente Samuel P. Huntington? La Segunda Guerra Mundial se justificó con la alternativa entre «dictadura» y «democracia». Las guerras de Corea y Vietnam encontraron en la contención del «totalitarismo comunista» su peana. Los esfuerzos bélicos contra los países islámicos han introducido -junto a la cruzada contra el «terrorismo», orquestada para atraer a los entusiastas de la «ley y el orden»- una canción de gesta más romántica: la de los nuevos caballeros servidores de los derechos de las mujeres y la liberación de sus cuerpos de la horrenda imposición del chador o, peor aún, ¡del burka! Esta arma ultramoderna de distracción masiva ha sido el póker de ases que ha desbaratado las capacidades críticas de la izquierda occidental hacia el imperialismo actual. Un imperialismo destructivo, rapaz y asesino como nunca antes, pero como nunca antes refinado en la confección de campañas mediáticas de mentiras (las mentiras tan queridas por Churchill, como que los comunistas se comen a los niños). Y es que los sentimientos de culpa de la izquierda occidental, incluso de la extrema, hacia los muy, y durante demasiado tiempo, descuidados movimientos de mujeres, han sido hábilmente explotados por la inmensa maquinaria propagandística y cultural montada en los últimos cincuenta años por el feminismo burgués, para hacer de estas izquierdas las moscas cojoneras de este feminismo partidario del imperialismo. Y así corre el agua bajo el puente. No sólo sobre las fechorías imperialistas en Afganistán, sino en Irán y en Siria e Irak, llegando a considerar como socialistas (de nuevo cuño, claro) incluso a los kurdos aliados de los yanquis. ¡¡¡¡Lo importante era esto: vade retro fundamentalismo islámico!!!! Un valor universalmente compartido, ¡desde Salvini hasta los movimientistas!

Hasta aquí lo que se ha escuchado. silencio y solo silencio. Y ahora ¡se hizo la luz!, no hay quien no despierte a nuevas críticas y no descubra las fechorías llevadas a cabo por la coalición occidental. Pero, ¿de qué se le acusa? De haber tirado millones de dólares en vano, de haber apoyado a un gobierno corrupto, de no haber mejorado las condiciones del país (¡como si esa hubiera sido la intención!). En definitiva, se la culpa de no haber cumplido sus promesas, de no haber podido, o no haber querido, exportar los valores laicos prometidos.

Este es el drama, y no otro, sobre el que se elevan las lamentaciones fúnebres de los desilusionados: sobre las reformas democráticas prometidas -al son de las bombas y los pueblos destruidos, de los civiles aniquilados- y nunca realizadas; sobre los derechos de las mujeres tan alabados, mientras se aliaban con los líderes militares más fieles al código tribal patriarcal, y nunca realizados salvo para unas pocas élites prooccidentales; he aquí lo que canta el epitafio. ¿Y qué es lo que se aborrece en primer lugar? ¿Qué es lo que se escucha mientras se calla cuando el Tío Sam, Tommy y sus secuaces invadieron un misterioso país del que nada se sabía y nada se sabe aún hoy? Sobre el regreso de los «barbudos», los «degolladores»; o más bien (como los zulúes, los tai-ping, los bóxers antes que ellos), los «bárbaros», los «salvajes»: oscurantistas, crueles, despiadados, obviamente machistas y violadores. En definitiva, «reaccionarios», un adjetivo que se da por supuesto, que no necesita pruebas y que nunca falta en ningún documento de izquierdas, ni siquiera en los mejores, ¡ni en los más sinceramente internacionalistas!

Pero, ¿es realmente así? No. Intentaremos responder a ello en un próximo artículo.

Por el momento hay que decir que el imperialismo, derrotado en el campo de batalla (en un teatro importante pero no esencial), si bien ha desbarrancado en el plano estratégico y militar, ha logrado una obra maestra de compactación del frente interno. Décadas de intervenciones contra los pueblos islámicos no han visto ninguna reacción apreciable de las fuerzas de izquierda. ¡Viva los derechos de las mujeres! Viva el Occidente que los defiende.

La guerra de la propaganda está ganada.


[1] Alessandro Mantovani, Rivoluzione islamica e rapporti di classe. Afghanistan – Iran – Iraq, Genova, Graphos, 2006.


Afganistán (I)
Militairement humilié, l’impérialisme “féministe” gagne la guerre de la propagande

Alessandro Mantovani, août 2021

Fin 2001, l’opération “Liberté immuable” commençait et les talibans se retiraient de Kaboul. En 2006, les troupes de l’OTAN, à la tête d’une coalition regroupant 41 pays, commencèrent à opérer en Afghanistan aux côtés des États-Unis et de la Grande-Bretagne. La même année, j’écrivais:

Que les troupes d’occupation subissent le sort amer déjà vécu sur le sol afghan par les Soviétiques reste hautement probable. […]. Les gauchistes occidentaux vont-ils à nouveau crier demain à une “contre-révolution talibane”?[1].

Les deux prédictions se sont réalisées. Mais il n’y a aucune de boule de cristal.

La première, la défaite militaire des États-Unis, de l’OTAN et de leurs alliés, n’a nécessité aucune perspicacité particulière, juste un coup d’oeil sur l’histoire des précédentes guerres afghanes et une pincée de sagesse chinoise: asseyez-vous sur la rive du fleuve et attendez de voir passer le cadavre de votre ennemi.

La seconde était, si l’on veut, encore plus banale. En fait, il suffisait d’avoir juste un peu de familiarité avec l’ignorance chronique du monde non-occidental qui afflige nos gauchistes, y compris –à quelques exceptions près– les “révolutionnaires”, qui dissimulent trop souvent leur vision occidentalo-centrique sous un vernis “marxiste”. Ceci est particulièrement vrai lorsqu’il s’agit du “fondamentalisme” et/ou de l’“intégrisme” islamique, qui dérange tellement l’arrogance chauvine de ceux qui prétendent être les dépositaires de valeurs “séculaires” supérieures et à exporter au reste du monde. Cela les a fait taire pendant vingt ans, alors que Bush Jr, Obama et Trump se sont chargés d’exporter ces valeurs à leur manière, à la pointe d’un drone, en détruisant un pays, en massacrant et mutilant, en emprisonnant et torturant, et en augmentant –selon les glorieuses traditions de l’Empire britannique– le commerce de l’opium qu’ils accusent les talibans de vouloir promouvoir.

Comment cela a-t-il pu arriver? Comment expliquer un tel asservissement scandaleux à l’idéologie du “choc des civilisations” très bien théorisé par Samuel P. Huntington? La Seconde Guerre mondiale a été justifiée par l’alternative entre la “dictature” et la “démocratie”. Les guerres de Corée et du Vietnam ont trouvé dans leur frein au “totalitarisme communiste” leur justification. Les efforts de guerre contre les pays islamiques ont introduit, à côté de la croisade contre le “terrorisme”, orchestrée pour attirer les amateurs de la “loi et de l’’ordre”, une “chanson de geste” beaucoup plus romantique: celle des nouveaux chevaliers servants des droits des femmes et de la libération de leurs corps de l’horrible imposition du tchador ou, pire, de la burka! Cette arme ultramoderne de distraction massive a été poker d’as qui a mis en déroute les capacités critiques de la gauche occidentale face à l’impérialisme actuel. Un impérialisme destructeur, rapace et meurtrier comme jamais auparavant, mais également plus raffiné que jamais dans sa construction de campagnes médiatiques mensongères (les mensonges si chers à Churchill, comme les communistes mangeant les enfants). Et voilà que les sentiments de culpabilité de la gauche occidentale, même extrême, à l’égard des mouvements féminins, trop longtemps négligés, ont été habilement exploités par l’immense machine de propagande et de culture mise en place ces cinquante dernières années par le féminisme bourgeois, pour faire de ces gauchistes les mouches du coche de ce féminisme partisan de l’impérialisme. De l’eau a coulé sous les ponts. Non seulement sur les méfaits impérialistes en Afghanistan, mais aussi en Iran, en Syrie et en Irak, allant jusqu’à donner le titre de socialistes (de la nouvelle espèce, bien sûr) aux Kurdes alliés des Yankees. L’important était ceci: vade retro au fondamentalisme islamique!!!! Une valeur universellement partagée, de Salvini aux mouvementistes!

Alors ils se sont tus et ont gardé le silence. Et maintenant ouvrez le ciel! Il n’y a pas une seule personne qui ne se réveille pas avec de nouvelles critiques et ne découvre pas les méfaits de la coalition occidentale. Mais que lui reproche-t-on? D’avoir jeté des millions de dollars en vain, d’avoir soutenu un gouvernement corrompu, de ne pas avoir réussi à améliorer les conditions du pays (comme si cela avait jamais été l’intention!). En bref, elle est accusée de ne pas avoir tenu ses promesses, de ne pas avoir pu, ou de ne pas avoir voulu, exporter les valeurs laïques promises.

C’est sur cela et sur rien d’autre que s’élèvent les lamentations funèbres: sur les réformes démocratiques promises au son des bombes et des villages détruits, des civils anéantis, et jamais réalisées; sur les droits des femmes tant vantés alors qu’elles étaient alliées aux chefs militaires plus fidèles au code tribal patriarcal, et jamais réalisés sauf pour de petites élites pro-occidentales; c’est sur cela que l’épitaphe est récitée. Et qu’est-ce qui est abhorré en premier lieu? Quelle est la tirade sur l’invasion par l’Oncle Sam, Tommy et leurs flics d’un pays mystérieux dont on ne savait rien et dont on ne sait toujours rien aujourd’hui? Le retour des “barbus”, des “égorgeurs”; ou plutôt (comme les Zoulous, les Tai-ping, les Boxers, les Mau Mau avant eux), des “barbares”, des “sauvages”: obscurantistes, cruels, impitoyables, évidemment misogynes et violeurs. Bref, “réactionnaires”, un adjectif qui va de soi, n’a besoin d’aucune preuve, et qui ne manque jamais dans aucun document de gauche, même le meilleur, même le plus sincèrement internationaliste!

Mais est-ce bien vraiment ainsi? Nous tenterons d’y répondre dans les prochains articles.

Pour le moment, il faut dire que l’impérialisme, a été vaincu sur le terrain (sur un théâtre important mais non essentiel), alors qu’il a pris une claque sur le plan stratégique et militaire, il a réussi un véritable chef-d’œuvre de compactage du front intérieur. Des décennies d’interventions contre les peuples islamiques n’ont pas suscité de réaction appréciable de la part des forces de gauche. Vive les droits des femmes! Vive l’Occident qui les défend. L’islamophobie peut se poursuivre, sur les fronts intérieur et extérieur. La guerre de la propagande a gagnée!


[1] Alessandro Mantovani, Révolution islamique et relations de classe. Afghanistan – Iran – Irak, Gênes, Graphos, 2006.

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