Notas sobre el conflicto palestino-israelí

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Carlos N. Svidler, noviembre de 2021

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La crisis palestino-israelí de mayo de 2021, desencadenada por la expulsión de familias palestinas radicadas en Jerusalén Este (predominantemente árabe), ha provocado un enésimo enfrentamiento entre el Estado sionista –y sectores judíos ultras– y las masas palestinas de Israel y la Cisjordania, y una nueva escalada de violencia asimétrica entre el ejército israelí (Tsahal) y las milicias armadas de Hamas de la Franja de Gaza.

El imperialismo internacional ha llamado una vez más a la “pacificación” y a la detención de una violencia que no es más que una nueva erupción de la violencia endémica que el Estado de Israel ejerce sobre las masas palestinas con la complicidad activa y pasiva no sólo de ese mismo imperialismo, sino también de la de los Estados árabes de la región. Hagamos un poco de historia. (Continuar leyendo…)

2 comentarios

  1. Il brillante lavoro di Carlos Svidler sulla questione nazionale in Palestina non si limita a ricostruirne la storia e ad illustrare l’oppressione di cui le masse palestinesi sono oggetto. Esso ci ricorda che sostenere la lotta nazionale del popolo palestinese è per l’internazionalismo un imperativo, anche se la prospettiva comunista non garantisce privilegi nazionali ed ha un orizzonte più vasto, nel quale la posta in gioco è un attacco radicale all’assetto di tutto il Medio Oriente, tanto da un punto di vista delle irrisolte questioni confinarie, etniche, nazionali, quanto da un punto di vista dei rapporti di proprietà e di classe.
    L’autore considera Israele uno stato sia nazionale (ebraico) sia coloniale.
    Questa opinione solleva a mio avviso degli interrogativi. Se Israele fosse uno stato coloniale, come ad es. lo fu l’Algeria francese, la questione di risolverebbe con l’espulsione dei colonialisti. Se è uno stato nazionale la questione si complica.
    Di sicuro Israele è una mostruosità storica, un caso peculiare. Pertanto – come Svidler sottolinea – lo stato sionista deve essere distrutto ed i suoi confini cancellati.
    Però Israele è anche uno stato capitalista. E i comunisti, per quanto possano essere pessimisti sulla possibilità di vedere il proletariato israeliano – corrotto da un secolo di politica colonialista – lottare a fianco dei diseredati palestinesi per spezzare la macchina statale sionista, non possono considerare tutta la popolazione ebraica della Palestina come un’ “unica massa reazionaria”. Non possono cioè – come i nazionalisti – avere verso i proletari e i capitalisti israeliani la stessa politica.
    La materia è assai complessa, e incandescente. Il lavoro del compagno Svilder ha il merito di stimolare a comprenderla.
    A. M.

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