ROMA 16 OTTOBRE, TEATRO ANFITRIONE: IMPORTANTE MEETING CONTRO LA GUERRA IMPERIALISTA IN UCRAINA

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L’Europa è entrata in una fase di guerra che con ogni probabilità durerà a lungo ed andrà allargandosi.

Le conseguenze –già disastrose per i belligeranti Russia ed Ucraina– si fanno già pesanti in tutto il vecchio continente, ai cui proletari l’inflazione ed il caro energia impongono crescenti sacrifici.

Il 5 novembre una grande manifestazione “per la pace” ha avuto luogo a Roma (100 mila partecipanti secondo gli organizzatori, 30 mila a sentire le autorità). Una manifestazione a dir poco ambigua, con la presenza di partiti e sindacati istituzionali e persino di sostenitori dell’invio di armi all’Ucraina, di preti e pacifisti, di filo sovranisti. Insomma di tutto e di più, in una totale confusione di contenuti.

Malgrado questo, un sintomo delle fratture al consenso bellicista, ed il farsi strada, in molti, di una crescente avversione all’ “armiamoci e partite” che i mass media ed il regime vomitano ogni giorno con spericolato cinismo.

Quanto durerà questa notte in cui tutte le vacche sono bigie? La guerra –lo abbiamo già detto– come ogni grande catastrofe sociale, obbligando tutti a schierarsi, è un fattore di grande maturazione e chiarificazione politica.

Ed allora è interessante riferire di un episodio che di fronte a quello sopra menzionato appare marginale, ma che per alcune circostanze deve essere guardato con molta attenzione dai rivoluzionari.

Il 16 ottobre, al teatro Anfitrione di Roma, con la presenza fisica di decine e decine di militanti, ha avuto luogo un meeting contro la guerra in Ucraina che ha posto in modo corretto la questione principale: si tratta di una guerra imperialista da entrambi i fronti, e l’unico atteggiamento corretto in ognuno di essi è il disfattismo: in Russia come in Ucraina, e per noi qui, la consegna dev’essere “il primo nemico (del proletariato) è in casa nostra”.

Se una tale posizione può sembrare scontata per gli internazionalisti, va detto che così non è dato che molti che internazionalisti si professano hanno in realtà assunto posizioni “campiste”, schierandosi di fatto, con mille capziosità, per l’uno o per l’altro dei fronti imperialisti coinvolti, vuoi in nome di una presunta guerra di liberazione dell’Ucraina, vuoi in nome di un imbroglio filo russo che confonde l’anti-americanismo con l’antimperialismo.

Ma il dato interessante è che sulla posizione internazionalista disfattista si siano trovati insieme gruppi di diversissima provenienza e tradizione politica: ad es. –fatto senza precedenti– internazionalisti e gruppi di più o meno accentuata ascendenza stalinista e/o parlamentarista (marginale ma da non sottovalutare l’adesione di taluni trotzkysti e libertari).

Noi, sia pur con cautela, pensiamo che non si tratti di un accidente, bensì di una prova che sono i fatti –i grandi fatti della storia– a fare maturare le idee, e –sempre con grande prudenza– siamo indotti a sperare che possa essere un sintomo di come la futura ripresa della lotta di classe potrà e dovrà condurre tutti i militanti sinceri a rivedere criticamente il proprio passato, fino ad abbattere gli steccati ideologici che si frappongono ad una ricomposizione politica dei settori d’avanguardia del proletariato rivoluzionario.

Certo la strada è ancora lunga, i trionfalismi vanno evitati. Per molti aspetti le analisi differiscono fortemente ma la speranza diviene leggitima.

Per questo, riteniamo importante pubblicare il comunicato finale del convegno del 16 ottobre.

Ciò malgrado alcune debolezze del testo, sicuramente frutto di mediazioni peraltro inevitabili, e malgrado quello che a noi pare un certo residuo di “operaismo rivendicazionista”; in altre parole di una remora a porsi in tutta la sua ampiezza il problema di una politica rivoluzionaria, una politica che non si limiti all’adesione alle lotte ed ai movimenti, ma sappia ad esempio in questa fase approfittare delle contraddizioni presenti nell’amorfo fronte “pacifista” (e “ambientalista”) per porsi non solo come avanguardia di lotta ma come soggetto comunista a 360 gradi.

Il relativo successo della riunione del teatro Anfitrione –che non sta nei numeri ma nella qualità della presa di posizione contro la guerra imperialista– pone un altro dilemma: perché altre tendenze che hanno autonomamente assunto una posizione disfattista, come ad esempio alcune di quelle di provenienza movimentista, o altre di tradizione internazionalista o libertaria, non hanno aderito?

Sicuramente una parte della risposta sta nelle violente polemiche –non solo verbali ma anche sanguinose– che hanno opposto in passato le diverse tendenze “sovversive”; un’altra va probabilmente ravvisata nel settarismo che ha inevitabilmente pervaso piccoli gruppi di sopravvissuti alla storica sconfitta che da quasi un secolo ormai pesa sulla classe proletaria.

È nostra opinione che questo opporre veti, incrociare diffidenze, soffermarsi sui limiti piuttosto che sul dato positivo del consesso del 16 contraddica allo spirito che oggi dovrebbe ispirarci, lo stesso che spinse i bolscevichi ad aderire –pur con tutte le dovute distinzioni– ad iniziative assai contraddittorie come quelle di Zimmerwald (fatte salve le enormi differenze tra oggi e allora ovviamente).

Fatti epocali come la guerra e la ripresa delle lotte di classe non potranno non avere conseguenze di prim’ordine su tutte le tendenze politiche, su tutti noi. Il turbine delle lotte di classe cancellerà (e sarà un bene) chi si arresta sulla linea –sia pur gloriosa– del passato e farà emergere nuove energie.

Grigia è la teoria, verde è l’albero della vita.

Roma 16 de Octubre, Teatro Anfitrione: importante encuentro contra la guerra imperialista en Ucrania

Europa ha entrado en una fase de guerra que probablemente durará mucho tiempo y se ampliará.

Las consecuencias –ya desastrosas para los beligerantes Rusia y Ucrania– están pesando sobre todo el viejo continente, a cuyos proletarios la inflación y los altos precios de la energía les imponen crecientes sacrificios.

El 5 de noviembre tuvo lugar en Roma una gran manifestación «por la paz» (100 mil participantes según los organizadores, 30 mil según las autoridades). Una manifestación cuando menos ambigua, con la presencia de partidos y sindicatos institucionales e incluso partidarios del envío de armas a Ucrania, de sacerdotes y pacifistas, de soberanistas. En definitiva, de todo un poco en una total confusión de contenidos.

A pesar de ello, un síntoma de las fracturas del consenso belicista, y la creciente aversión de muchos al «armémonos y vayamos» que los medios de comunicación y el régimen vomitan cada día con temerario cinismo.

¿Cuánto durará esta noche donde todos los gatos son pardos? La guerra –ya lo hemos dicho– como toda gran catástrofe social, al obligar a todos a tomar partido, es un factor de gran maduración y clarificación política.

Por ello, es interesante informar sobre un episodio que parecería marginal en comparación con la manifestación mencionada pero que, debido a ciertas circunstancias, debería ser observado con mucha atención por los revolucionarios.

El 16 de octubre, en el teatro Anfitrione de Roma, con la presencia física de decenas y decenas de militantes, tuvo lugar un encuentro contra la guerra en Ucrania, que planteó correctamente la cuestión principal: se trata de una guerra imperialista en ambos frentes y la única actitud correcta en cada uno de ellos es el derrotismo: tanto en Rusia como en Ucrania, y para nosotros aquí, la consigna debe ser «el principal enemigo (del proletariado) está en casa».

Si bien esta posición puede parecer obvia para los internacionalistas, no lo es para muchos que declarándose internacionalistas han tomado de hecho posiciones «campistas», poniéndose de facto, con mil matices, a favor de uno u otro de los frentes imperialistas implicados, ya sea en nombre de una supuesta guerra de liberación de Ucrania, ya sea en nombre de un entuerto prorruso que confunde el antiamericanismo con el antiimperialismo.

Pero el hecho interesante es que la posición internacionalista derrotista ha reunido a grupos de orígenes y tradiciones políticas muy diferentes, incluyendo –algo sin precedentes– grupos de ascendencia estalinista y/o parlamentaria más o menos pronunciada.

Nosotros, aunque con cautela, creemos que no se trata de un accidente, sino la prueba de que son los hechos –los grandes hechos de la historia– los que hacen madurar las ideas y –siempre con mucha prudencia– nos lleva a esperar que pueda ser un síntoma de cómo la futura reanudación de la lucha de clases podrá y deberá llevar a todos los militantes sinceros a revisar críticamente su pasado, hasta derribar las vallas ideológicas que se interponen en la recomposición política de los sectores de vanguardia del proletariado revolucionario.

Ciertamente el camino es aún largo, hay que evitar el triunfalismo. En algunos aspectos los análisis
difieren mucho, pero la esperanza se vuelve legítima.

Por eso consideramos importante publicar el comunicado final de la jornada del 16 de octubre.

Esto a pesar de ciertas debilidades del texto, sin duda fruto de mediaciones inevitables, y a pesar de lo que nos parece un cierto residuo de «reivindicación obrerista»; es decir, de una reticencia a plantear el problema de una política revolucionaria en toda su amplitud, una política que no se limite a la adhesión a las luchas y a los movimientos, sino que sepa aprovechar las contradicciones presentes en el amorfo frente «pacifista» (y «ecologista»), por ejemplo, para posicionarse no sólo como vanguardia de la lucha sino como sujeto comunista integral.

El relativo éxito de la reunión en el Teatro Anfitrione –que no radica en el número sino en la calidad de la postura contra la guerra imperialista– plantea otro dilema: ¿por qué no se sumaron otras tendencias que han adoptado autónomamente una postura derrotista, como algunas de origen movimientista, u otras de tradición internacionalista o libertaria?

Seguramente una parte de la respuesta está en las violentas polémicas –no sólo verbales sino también sangrientas– que han opuesto a las diversas tendencias «subversivas» en el pasado; otra se encuentra probablemente en el sectarismo que inevitablemente ha impregnado a los pequeños grupos de supervivientes de la derrota histórica que pesa sobre la clase proletaria desde hace casi un siglo.

En nuestra opinión, ese veto, esa desconfianza y ese detenerse en las limitaciones y no en los aspectos positivos de la reunión del 16 contradice el espíritu que debe inspirarnos hoy, el mismo que impulsó a los bolcheviques a adherir –con las reticencias del caso– a iniciativas muy contradictorias como las de Zimmerwald (salvando las enormes diferencias entre entonces y hoy, claro).

Acontecimientos que marcan una época, como la guerra y el resurgimiento de la lucha de clases, no pueden dejar de tener importantes consecuencias en todas las tendencias políticas, en todos nosotros. El torbellino de las luchas de clases acabará (y eso será algo bueno) con los que se mantienen en la línea –aunque gloriosa– del pasado, y hará surgir nuevas energías.

Gris es la teoría, verde es el árbol de la vida.

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