Artículos

Afghanistan (IV)

Un mosaico di etnie, lingue e religioni

Alessandro Mantovani, Ottobre 2021

Nel precedente articolo si diceva di come storia e geografia abbiano modellato il complesso puzzle etnico afghano: la storia in forza delle numerose invasioni, contro-invasioni, influenze persiane da Occidente e turche da Settentrione; la geografia dividendo, con la catena dell’Hindu Kush, il nord dal sud del paese, separandone le popolazioni. Ad occidente e nella capitale gli abitanti si esprimono in dari (dialetto persiano-afgano), parlato anche dagli hazara (azeri) sciti (che popolano l’Hindu Kush, nell’Afghanistan centrale) e dai tagiki, depositari dell’antica cultura persiana, ma di religione sunnita. Nell’Afghanistan settentrionale vivono gli uzbeki, i turcomanni, i kirghisi, e altri gruppi minori, sunniti, con le loro lingue turche. E nel sud e nell’est le tribù dei pashtun, anch’essi sunniti, con il pashto, un misto di lingue indo-persiane. In Afghanistan esistono dunque sia una questione linguistica, sia una questione religiosa. (Continua a leggere…)

Afghanistan (III)

L’eredità geo-storica – Elementi di geografia e storia – Il modo di produzione

Alessandro Mantovani, 01-10-2021

“L’Afghanistan è uno di quei luoghi del mondo su cui le persone che meno ne sanno più trinciano giudizi inappellabili” (Thomas Barfield, AFGANISTAN, A CULTURAL AND POLITICAL HISTORY, Princeton & Oxford, Princeton University Press, 2010, p. 274).

“Pochi conflitti sono stati trattati così tanto, fotografati così tanto e studiati così tanto senza facilitare né il processo decisionale né la conoscenza. Con poche eccezioni, gli studi seguono l’evoluzione delle strategie politiche per confermarle, piuttosto che informarle. Inoltre, molti studi sono compiacenti sull’intervento occidentale, demonizzano il movimento talebano e sono impregnati di paradigmi obsoleti e talvolta semplicistici” (Adam Baczco, Lo Stato e la guerra in Afghanistan 1978-2012, Irsem Fact Sheet No. 19, luglio 2012, http://www.defense.gouv.fr/irsem). (Continua a leggere…)

Afghanistan (II)

Islamismo e liberazione nazionale

Alessandro Mantovani, 5 settembre 2021

“… L’Islam vede la religione come un modo di vivere, un insieme di comportamenti, una legge, un ideale politico;[…] Ciò spiega come l’Islam abbia potuto tradursi, e continui a tradursi anche oggi, in un programma di unificazione politica e d’indipendenza nazionale […] la rivoluzione compiuta in nome degli ideali islamici costituisce uno dei fenomeni più grandiosi della nostra epoca.” (Ambrogio Donini, Breve storia delle religioni, Newton Compton, Roma, 1989).

Dicevo nella mia precedente nota sull’Afghanistan che l’opinione secondo cui i Talebani sarebbero “reazionari” ha acquisito anche presso le sinistre rivoluzionarie la solidità di un pregiudizio che non necessita di essere dimostrato. Su cosa si basa (consapevolmente o inconsapevolmente)?

1. su di un diffuso – ma non comunista né marxista – sentimento anti religioso che denota sudditanza verso il laicismo borghese;

2. sull’ignoranza del mondo islamico in generale, dell’islamismo radicale in particolare, e del ruolo storico di alcune tra le sue molte correnti nella lotta anti imperialista ed indipendentista dei paesi musulmani in specifico;

3. sull’idea sommaria che islam, integralismo islamico ed oppressione della donna siano sinonimi;

4. sull’”universale consenso”, da leghisti a movimentisti, che i talebani siano la peggior versione di tale misoginia di fondo;

5. sull’ignoranza della complessità che caratterizza la società afghana, e del ruolo storico che vi rivestono i talebani;

6. ultimo ma forse ancor più importante, sul misconoscimento della rilevanza del fattore nazionale nella storia, dell’importanza della formazione degli stati nazionali, dei processi che vi conducono.

Senza atteggiarmi ad “esperto”, ho cercato di affrontate questi cliché nel mio libro Rivoluzione islamica e rapporti di classe, Afghanistan, Iran, Iraq (Genova, Graphos, 2006), disgraziatamente per molti aspetti ancora attuale. In questo articolo riprenderò (molto succintamente) quanto scrivevo allora sui primi punti. In quelli che seguiranno riprenderò brevemente la mia analisi sull’Afghanistan ed i talebani cercando di aggiornarla con gli elementi a disposizione dopo vent’anni di presenza occidentale.

Il risveglio islamico

Molti dei nostri “rivoluzionari” occidentali, senza aver approfondito, ripetono a sproposito il famoso aforisma di Marx secondo cui la religione è “l’oppio del popolo”, traendone la conclusione che i comunisti debbano avere come proprio compito immediato estirpare la religione, assumendo come alfa ed omega il laicismo borghese (quello stesso, per intenderci, che diventando a sua volta dogmatico, vuole ad es., in Francia, obbligare per legge le donne islamiche a togliersi il velo). Ma il povero Marx non ha nulla a che fare con tale stupidaggine radical-borghese. Per lui, “il riflesso religioso del mondo reale può scomparire, in genere, soltanto quando i rapporti della vita pratica quotidiana presentano agli uomini giorno per giorno relazioni chiaramente razionali fra di loro e fra loro e la natura”: vulgo, in una società socialista. In mancanza di un completo rivoluzionamento dei mezzi di produzione, e di un affrancamento dell’uomo dalla lotta individuale per l’esistenza e dalla tirannia del mercato, come diceva Lenin, “proclamare compito politico del partito operaio la guerra alla religione non è che una frase anarchica”. Senza dilungarci sulla questione ricordiamo come a certe condizioni Lenin ammettesse perfino l’adesione di preti al partito socialdemocratico, e che, guarda, un po’, i bolscevichi al potere decisero di ammettere anche i musulmani come membri del partito comunista. (Continua a leggere…)

Afghanistan (I)

Umiliato militarmente, l’imperialismo “femminista” vince la guerra della propaganda

Alessandro Mantovani, agosto 2021

Alla fine del 2001 iniziava l’operazione Enduring Freedom e i talebani si ritiravano da Kabul. Nel 2006 truppe Nato, dirigendo una coalizione che ha coinvolto 41 paesi, iniziavano ad operare in Afghanistan accanto a Stati Uniti e Gran Bretagna. Nello stesso anno scrivevo:

“Che alle truppe d’occupazione tocchi l’amaro destino già sperimentato sul suolo afghano dai sovietici rimane altamente verosimile. […]. Grideranno domani le sinistre occidentali di nuovo alla «controrivoluzione talebana»?”

Entrambe le previsioni si sono avverate. Ma non c’è nessuna sfera di cristallo.

La prima, la sconfitta militare degli USA, della Nato e dei loro alleati, non richiedeva particolare acume, bastando un’infarinatura sulla storia delle precedenti guerre afghane e un pizzico di saggezza cinese: siediti sulla riva del fiume e attendi di veder passare il cadavere del tuo nemico.

La seconda era se possibile ancora più banale: presupponeva infatti appena un po’ di dimestichezza con la cronica ignoranza del mondo extra-occidentale che affligge le nostre sinistre, incluse – con poche eccezioni – quelle “rivoluzionarie”, le quali troppo spesso ammantano di saccenza “marxista” la propria visione occidentalo-centrica; specie quando si tocca il tasto del “fondamentalismo” e/o “integralismo” islamico, che tanto urta la sciovinistica supponenza di essere depositarie di superiori valori “laici” da esportare al resto del mondo. Il che le ha tratte al silenzio per vent’anni mentre Bush jr., Obama e Trump si incaricavano di esportare tali valori a modo loro, in punta di drone distruggendo un paese, massacrando e mutilando, incarcerando e torturando, e incrementando – seguendo in ciò le gloriose tradizioni dell’impero britannico – quel commercio dell’oppio che accusavano i talebani di favorire. (Continua a leggere…)

Capitalismo e prostituzione, abbozzo di approccio marxista

Alessandro Mantovani, agosto 2021

La prostituzione è un fenomeno planetario di vaste proporzioni, un disastro umano e sociale che la società capitalistica lascerà purtroppo in eredità alle generazioni future, quelle che dovranno muovere i primi difficili passi verso la socializzazione dei mezzi di produzione, verso una società senza sfruttamento e classi sociali, e parimenti senza oppressioni di genere.
Ogni problema sociale è anche politico, perciò il proletariato, la classe su cui incombe questa rivoluzione, non può restare inerte di fronte ad una piaga che coinvolge milioni di persone nel mondo intero. Esso deve elaborare in merito una politica precisa e coerente.
L’argomento divide l’attivismo femminile/femminista in due in campi contrapposti: chi vede nella prostituzione la quintessenza dell’oppressione di “genere”, chi invece sostiene che possa essere una legittima scelta di vita. Quanto ai gruppi che si richiamano al marxismo rivoluzionario essi presentano un panorama troppo spesso inadeguato: da un lato ci si culla nell’idea consolatoria che il socialismo risolverà tutto come d’incanto, dispensando dal pronunciarsi in merito al presente (il che equivale a cadere nell’indifferentismo); dall’altro, a partire dalla giusta critica della reficazione dei rapporti umani insita nello scambio tra sesso e denaro, si scade nel moralismo e in una “lotta alla prostituzione” che – al traino del femminismo borghese – involontariamente giustifica o quantomeno non demolisce a fondo le politiche borghesi di contrasto del fenomeno; le quali nascondono, dietro ipocrite dichiarazioni di lotta alla tratta, misure che peggiorano le condizioni delle vittime del mercato del sesso.
Nello spirito di contribuire ad una chiarificazione, in questo abbozzo si sono innanzitutto poste alcune domande: che cos’è la prostituzione: si esaurisce in un problema di “genere”? Chi sono i “sex worker”? E i clienti? Quali sono e come funzionano le politiche degli stati attuali in materia? E soprattutto: hanno oggi i comunisti una posizione di fronte al dibattito internazionale sulla prostituzione? (Continua a leggere…)

Obbligo vaccinale e Green Pass? No, grazie.

Alessandro Mantovani, luglio-agosto 2021

Pochi arrischiano una presa di posizione sui movimenti che in Francia, Italia e altrove scendono in piazza contro i lockdown e l’obbligo di vaccinazione. Mentre le destre tentano di prendere la testa del malcontento che serpeggia, solo i libertari osano schierarsi a fianco di chi protesta, ma in nome di astratti principi anti autoritari e senza un’approfondita analisi di classe del fenomeno (è ben vero che le cronache dei media non aiutano a farsi un’idea chiara).
Per lo più tacciono invece le sinistre rivoluzionarie di ispirazione marxista e comunista. Non è sorprendente perché manca ancora un’analisi critica radicale della gestione capitalistica della pandemia di sars Covid 19. Pochi sono riusciti a non appiattirsi sulla querelle idiota fra provax a prescindere e novax per principio. I primi sparando a zero accuse di anti scientificità e complottismo a chiunque si permetta dubbi sulla strategia vaccinale, i secondi distribuendo patenti di scientismo dogmatico e di asservimento al sistema ed al progetto del “grande reset”.
L’assenza di questa critica radicale è la prova della debolezza teorica in cui versano le correnti marxiste attuali, che troppo spesso, invece di studiare il fenomeno novax e capirne le origini nella crisi della medicina borghese, si sono lasciate trascinare da furori anti novax fin troppo tributari di un’illusione di presunta imparzialità della “scienza”. (Continua a leggere…)

Un Waterloo américain made in Afghanistan?

Luc Thibault, juillet 2021

Le 2 juillet 2021, les troupes américaines ont quitté la vaste base aérienne de Bagram. Cette retraite représente la débâcle provoquée par 20 ans de guerre et d’occupation américaines. Bagram a été abandonné au milieu d’une déroute sans précédent, infligée aux forces de sécurité afghanes par l’insurrection talibane. En l’espace de quelques semaines, les talibans ont envahi environ un quart des districts du pays, en plus des territoires qu’ils contrôlaient déjà. Les soldats gouvernementaux leur ont remis les bases et les stocks d’armes fournis par les États-Unis et, dans certains cas, ont rejoint les combattants islamistes. Plus de 1.000 soldats gouvernementaux ont traversé la frontière nord-est de l’Afghanistan, se réfugiant dans l’ancienne république russe du Tadjikistan afin d’échapper aux combats. Cette déroute, qui semble confirmer le pire scénario élaboré par les services de renseignement américains, selon lequel Kaboul pourrait tomber dans les six mois suivant un retrait des États-Unis, a déclenché à Washington une querelle de plus en plus âpre sur le thème de «qui a fait perdre l’Afghanistan». (Continuer à lire…)

Lo sciopero generale del 18 giugno 2021 nella logistica: un chiaro messagio per tutta la clase operaia!

Prima di iniziare il nostro articolo sullo sciopero del 18 giugno nel settore della logistica in Italia, dobbiamo soffermarci su un fatto che l’ha indelebilmente segnato: un operaio, Adil Belakhdim, coordinatore dei SiCobas a Novara, è stato volontariamente investito da un camionista che per forzare il blocco delle merci lo ha ucciso trascinandolo per diversi metri prima di fuggire (l’autista è stato catturato pochi istanti dopo). La ferocia del capitale e del profitto ha così mietuto un’altra vittima, proprio nella logistica, il settore più colpito dai conflitti di classe in Italia negli ultimi tempi. Un omicidio simile era già avvenuto a Piacenza alla GLS il 14 settembre 2016. A morire quella volta fu Abd Elsalam, un attivista di USBEl. (Continua a leggere)

Chine – Pour ne jamais oublier le massacre de la Place Tiananmen

Il y a trente-deux ans apparaissaient sur nos écrans des images de chars, de véhicules en flamme, de sang et de mort sur les rues de Pékin. A la tombée de la nuit du 3 juin 1989, 40.000 soldats de la 27e Armée de la “Libération” du Peuple se dirigeaient sur la capitale chinoise avec l’ordre d’écraser six semaines de manifestations et de protestations des étudiants et des ouvriers chinois, et de mettre ainsi fin à leurs demandes d’un changement politique et économique. La bourgeoisie chinoise montrait ainsi ouvertement au monde son caractère capitaliste et comment le capitalisme se comportait quand les ouvriers se révoltaient, comme l’avait fait, la très démocratique et républicaine bourgeoisie française en 1871 avec le massacre de la Commune de Paris! Dans les semaines précédentes au 3 juin, la Chine, Pékin en particulier, avait vécu des moments extraordinaires. L’occupation par les étudiants de la Place Tiananmen était devenue le point de mire d’un mouvement ouvrier naissant. Dans de nombreuses villes, une Fédération indépendante autonome des ouvriers était active. Depuis le 20 mai, le mouvement continuait malgré la déclaration de la loi martiale; le gouvernement central était divisé et paralysé. Cette paralysie ne dura pas. (Continuer à lire …)

A great example of international proletarian solidarity with the Palestinian people!

The news that the dockers of Livorno and Naples – alerted by the Genoa dockers of the Portuali Autonomous Workers’ Collective of Genoa and the WeaponWhath association – would not load an arm shipment on an Israeli Asiatic Islands ship, claiming they had discovered it was destined for the Israel port Ashdod, went around the world with articles appearing in newspapers in many countries. They were joined by the Ravenna dockers, who made it clear that port operators “will refuse to be complicit in fuelling a war that is reaping mostly civilian casualties in this formidable theatre of war”. South African dockworkers also joined the SA Boycott, Divestment, Sanctions (SA BDS) coalition at the port of Durban in South Africa to support dockworkers who refused to unload cargo from an Israeli container ship. The protest action follows a call by the Palestinian General Federation of Trade Unions (PGFTU) for workers and unions to refuse to unload Israeli ships and goods at ports of entry. The ship in question is the Zim Shanghai, owned by the Israeli state-owned company Zim Lines, which arrived in Durban on 19 May. (Continue reading…)

La questione femminile e la concorrenza maschio-femmina sul mercato del lavoro

Oggi – a differenza del passato, quando il sesso femminile, relegato nel focolare, era spesso vittima di ideologie conservatrici – forse sono proprio le donne e costituire la parte più sensibile alle esigenze di cambiamento sociale. Esse sono d’altra parte, con i giovani e gli immigrati, la parte più fragile e ricattabile del proletariato. I comunisti hanno dunque un duplice interesse a svolgere un intenso lavoro tra loro, tra le proletarie prima di tutto ma non solo, essendo quello dell’emancipazione femminile un terreno nel quale il proletariato può esercitare un’attrazione anche verso strati delle classi medie, all’interno dei quali non di rado sono proprio le donne gli elementi più avanzati. (Continua a leggere…)

Dall’Italia – Sulla versione trotzkista della patrimoniale

Questo articolo analizza l’approccio del Partito Comunista dei Lavoratori alla parola d’ordine della patrimoniale promossa in Italia dal Patto d’Azione Anticapitalista. Dietro una proposta presuntamente rivoluzionaria, la sua difesa di questa rivendicazione porta a vecchie ricette della socialdemocrazia riformista.

Le syndicalisme en Italie, de l’après-guerre à la situation actuelle

Le dossier sur le syndicalisme italien que nous publions expose sa trajectoire de l’après-guerre jusqu’à aujourd’hui. Il décrit l’intégration des grandes confédérations dans les mailles de l’État et de la politique au service du capitalisme, ainsi que l’émergence, depuis les années 1980, d’un syndicalisme « de base » qui exprime les efforts récurrents des travailleurs pour se donner des moyens de défense de ses conditions de vie et de travail. Il dresse également le tableau des difficultés de ce dernier pour dépasser son éparpillement sur le chemin de la formation d’un front prolétarien de lutte dans la situation actuelle de crise capitaliste.

Marxismo e questione fiscale

  • Questione fiscale, né centralità né indifferenza

  • Marxisme, politique fiscale et la « million tax »

Alcune correnti politiche e sindacali (in Italia e in Argentina, in particolare) hanno sollevato la richiesta di una tassa straordinaria sui settori più ricchi della borghesia come soluzione per evitare le conseguenze più gravi che la crisi attuale provoca sulle masse proletarie, fino a conferirle un contenuto rivoluzionario. I due articoli che pubblichiamo sul marxismo e la questione fiscale affrontano sia questioni teoriche che politiche legate a questo tema.

Escritos sobre América Latina (de 1920 a 1976)

El trabajo cuya publicación iniciamos tiene como objetivo central el análisis y balance crítico de la lucha de clases en Argentina en los años 1969-1976. Este análisis estará centrado en los protagonistas de las grandes luchas que involucraron a amplias masas trabajadoras. (Continuar leyendo…)

Guernica

  • La única verdad es la realidad

  • Prueba de amor

#BlackLivesMatter

Acerca de la opresión racial, social, económica y estatal sobre la población afro-americana en los Estados Unidos.

El capitalismo debe ser derribado sin piedad

La pandemia – La crisis – Los objetivos actuales y a futuro de la política burguesa – La convergencia objetiva de la lucha contra el capitalismo y la defensa de la naturaleza y la especie humana – Algunos objetivos inmediatos y urgentes de las futuras luchas proletarias

EDITORIAL – El fantasma de una sociedad que se derrumba (24-3-2020)

La crisis actual es una crisis sanitaria, económica, financiera, social, global, mundial. Para hacerla corta, si dejamos de lado las situaciones creadas por una guerra mundial, no podríamos imaginar una crisis a mayor escala. Por supuesto, “sabíamos” que un día llegaría y lo imaginábamos desde un punto de vista teórico, pero verlo con nuestros propios ojos, tan repentinamente y de manera tan colosal, es algo que deja atónito. Y cuando se piensa que una crisis de tal magnitud podía ser desencadenada por… un virus que en los países imperialistas podría causar una tasa de mortalidad del 1% al 3% de los sujetos contaminados (pero que en los países periféricos podría ser mucho más alta), uno pensaría que, al final de cuentas, el sistema del capitalismo mundial podría ser un coloso con pies de barro. Por supuesto, cuando la sociedad ha concentrado tal cantidad de material inflamable sólo hace falta una chispa (¡un virus!) para que todo explote. (Seguir leyendo…)

Notas sobre el FIT-Unidad frente a la crisis

La crisis sanitaria, económica y social desencadenada por el Codiv-19 es una prueba de fuego para el FIT Unidad. El Programa que este frente político hizo público el 21 de marzo pasado pretende evitar que sean los trabajadores y “el pueblo” quienes carguen con los costos de la crisis. El análisis detallado de su contenido confirma, una vez más, la naturaleza no revolucionaria del auto-titulado “trotskismo” argentino.

Notas sobre la pandemia de coronavirus y sus consecuencias

En los últimos tres meses el mundo entero ha sido víctima de tres crisis de gran magnitud: la sanitaria, la económica-financiera y la social. En estas notas se analiza la crisis sanitaria y sus repercusiones en la sociedad y las masas trabajadoras.

La temida nueva crisis ha llegado – ¡Que sea el canto del cisne del capitalismo decadente!

Publicamos aquí un documento, cuyos análisis compartimos, que esboza eficaz y sintéticamente – las características de la crisis económica y financiera que ha estallado internacionalmente – las razones de la crisis petrolera – el curso de la economía china – los crecientes conflictos inter-imperialistas – la posición clasista, internacionalista y revolucionaria ante la situación actual y la trayectoria a futuro del capitalismo mundial.
Este documento ha sido publicado el 14-3-2020 en “Il pungolo rosso” y firmado por 5 agrupaciones que trabajan en diversas ciudades de Italia en vista de la constitución de una Tendencia Internacionalista Revolucionaria.

Agro-negocio y epidemia: ¿de dónde viene el coronavirus?

Publicamos aquí una entrevista al biólogo Rob Wallace sobre la gravedad y origen de la pandemia Covid-19. Las investigaciones de Wallace demuestran que las causas estructurales de las recientes epidemias residen en la devastación medioambiental y la agricultura intensiva, es decir, en la agroindustria.

Acerca del programa del FIT-Unidad

El Programa del FIT-Unidad nos da la ocasión de efectuar un análisis de conjunto de las posiciones ideológicas, programáticas y políticas de las corrientes argentinas auto tituladas trotskistas, y de establecer su nexo con viejas tradiciones no revolucionarias del movimiento obrero.

Acerca de la violencia de género y el movimiento feminista argentino

El movimiento mundial de mujeres ha tenido en Argentina un extraordinario desarrollo en pos de derechos económicos, sociales y de género. ¿Qué vínculo debiera existir entre un gran movimiento que cuestiona aspectos esenciales de la sociedad burguesa y la lucha por el socialismo?

Superar los esquemas, aprender del movimiento

El movimiento de los “chalecos amarillos” es la ocasión de analizar las transformaciones sociales que en el curso de los últimos decenios han afectado en las metrópolis imperialistas a las masas proletarias en particular, y a las asalariadas en general, y de reflexionar sobre las implicancias que estas transformaciones podrán tener en la lucha de clases.

Chile – El alcance internacional de los actuales acontecimientos

Visto desde una perspectiva internacional, el auge de la lucha de masas en Chile contra todo el ordenamiento político, económico y social del país anuncia los combates que tanto los proletarios de los países capitalísticamente desarrollados como de los “emergentes” deberán entablar en el futuro.